IL VIAGGIO DELLA PERCEZIONE

FINO AL CAPO DI BUONA SPERANZA

Le vele della percezione
Le vele della percezione

 "Lo scrivere poesie non è forse nient’altro che un ruotare attorno alla generale cecità delle anime, la quale sola consente ai cervelli di attraversare la vita. Se scompare la percezione delle differenze tra materia animata e inanimata, se organismi e macchine, apparecchiature e sistemi nervosi, volti e parti di veicoli non vengono più tenuti separati in modo adeguato, la poesia si eleva ad ultima forma di conoscenza, nel momento in cui tiene desti i criteri della vitalità dell’anima.

 

Come spiegare altrimenti il credo del giovane Novalis, secondo cui la poesia sarebbe «ciò che è assolutamente e veramente reale»? Nell’universo delle psiche, a cui noi, malgrado tutti i tentativi di fuga mediante la tecnica, ancora apparteniamo, rappresenta l’unico sistema di navigazione che ci guida attraverso le continue catastrofi, pur non liberandoci da esse.

 

Perché nessun canto, nessun verso dispone di un potere celeste così forte, da poter arrestare le tempeste materiali. Tutto questo comporre versi, a guardarlo con distacco, è così terribilmente illegittimo e irresponsabile, inaffidabile e solitario in modo toccante a tal punto che, per contro, anche il lavoro di un impiegato ad un qualsiasi sportello può apparire molto più serio. E tuttavia. Comporre poesie: questa è l’offensiva dell’impotenza, la mobilitazione nello stile della grandezza minima, la fantasia di onnipotenza in un guscio di noce. Chi compone poesie, non è morto." - 


(Durs Grünbein - da "Il primo anno. Appunti berlinesi", 21 giugno)

 

Per i filosofi rinascimentali, cultori della teoria degli umori ereditata da Galeno, la percezione dipendeva in primo luogo dal carattere di nascita per cui si impegnarono a descrivere le differenze di reazione e di opinione esistenti tra collerico, il linfatico, il sanguigno e il melanconico.  

 

Avevano inoltre osservato che gli artisti e i poeti, interpreti dell’alchimia degli umori,  evolvevano rapidamente in percezione intuitiva con le medesime modalità, seguendo un processo di purificazione della collera, della pigrizia, dell’orgoglio e della vanità  che aveva origine dall’introversione, per cui alla fine emergeva una  unica categoria creativa, la Melancolia,  fondamento di ciò che definivano “La Nostra Arte”. 

 

La “Nostra Arte” definiva un percorso di evoluzione della percezione che  poteva trasformare radicalmente l’individuo in quanto innescava processi chimici, psicologici, mentali e intellettivi che avevano l’effetto di modellare il carattere di nascita nel temperamento individualizzato in grado di trascendere le paure, l’egoismo, i vizi e la pretesa di farsi interprete della verità.  

 

Sulla scorta di questi presupposti è nato il desiderio di  verificare se questo  concetto di Arte poteva essere ancora esteso  all’arte e alla poesia contemporanea. 

Le opere sono stati così suddivisi nelle quattro categorie estetiche dell’Arte rinascimentale che provengono dall’analisi delle sensazioni (nigredo), il vaglio critico delle emozioni (rubedo), l’elaborazione creativa dei sentimenti (iosis) e la loro trasposizione sul piano psicologico, simbolico e archetipale (albedo).

 

Dispiegare le vele del "vascello", metafora della coscienza razionale dell'Io in grado di fluttare tra le onde dell'oceano psichico, significa infatti espandere le capacità della percezione di scoprire l'intero mondo dei sentimenti nelle quattro parti che formano l' Unus mundus degli alchimisti.

 

Mentre il sentire significa essere coinvolti in qualcosa che ha a che fare con l'istinto di sopravvivenza e conservazione, la paura e il bisogno e la libido di possedere l'oggetto del desiderio, condizione che limita la coscienza individuale alle base dei sentimenti particolari, la percezione permette di "veleggiare" nell'oceano dell'inconscio personale e collettivo e di esplorare  gli arcipelaghi formati dai sentimenti individuali, transpersonali e universali.

 

Il poeta, l'artista, il santo e il mistico procedono nel loro viaggio integrando uno dopo l'altro la conoscenza dei quattro "continenti" attraverso un processo mentale unitario che salda insieme, senza soluzione di continuità,  sentimento, percezione e cognizione. Come non esiste sentimento senza concettualizzazione, così non si può trovare pensiero senza sentimento. Come dice Wittgeistein: "Le emozioni si esprimono in immagini-pensiero, e un pensiero suscita in me immagini-emozioni."

 

Il punti di arrivo di quasto viaggio intorno al mondo dei sentimenti umani qualifica la condizione  del Sè Testimone. Oltre l'oceano solcato dai mistici esiste infatti il "quinto continente", la quintessenza dell'essere (l'etere) in cui non esiste più distinzione tra materia ed energia, tra sentimento e percezione, poichè la conoscenza dell'etere (della luce) dischiude alla conoscenza del tutto.

 

Il Sè Testimone osserva la realtà da un punto di vista in cui non c'è più distinzione tra soggetto e oggetto della percezione per cui la mente prima di censure e inibizioni, di paure o di false proiezioni, sperimenta unicamente nella percezione della luce il continuum spazio-temporale di materia e psiche.

 

Lo sguardo del Testimone contempla contemporaneamente sia le frequenze infrarosse, sede degli istinti e delle pulsioni profonde, sia le frequenze ultraviolette in cui sono racchiuse le forme più elevate di consapevolezza, comprensione e conoscenza dell'energia spiirtuale che dà vita e forma al Sè istintuale, semantico, trascendente e supercosciente in grado di  guidare ogni essere a diventare modello di "virtute e conoscenza".